Ogni giorno migliaia di profughi approdano alle coste della Grecia e di Lampedusa in cerca del diritto alla vita: l’Unione Europea é in crisi. I media dipingono questi arrivi come flussi perpetui e inarrestabili, sbarchi impossibili da evitare e da controllare e l’Europa sembra trovarsi in piena emergenza umanitaria, travolta da un’ondata migratoria che viene assimilata ad una vera e propria invasione di massa, un flusso dalla portata enorme che la terrorizza e l’atterrisce, facendo apparire irrealizzabile ogni possibile soluzione al problema. I numeri spaventano: 503.700 arrivi in Europa nel solo 2016, via terra e via mare. E l’inquietudine attanaglia le persone, aprendo le porte al populismo e alla demagogia. Uno scenario drammatico si prospetta ai nostri occhi: i migranti ci invadono, ci portano via il lavoro, distruggono il nostro sistema sociale e minano alla nostra prosperità, ma soprattutto sgretolano la nostra identità di nazione. O almeno, così viene tragicamente dipinta la situazione. C’é chi parla addirittura delle migrazioni come di un vero e proprio fenomeno strategicamente pianificato ai danni dell’Europa. Come se genocidi e atroci persecuzioni fossero progettate dalla popolazione dei paesi limitrofi all’UE al fine di disturbare la quiete europea, come se migliaia di persone volessero mettere a rischio la loro vita compiendo viaggi terribili.

African migrants take part in a rally

Ebbene, 500 mila arrivi in un’Europa che conta oltre 700 milioni di abitanti: é meno dello 0,1% della popolazione europea. Senza contare che la maggior parte dei migranti vengono rimpatriati. Possiamo davvero parlare di invasione? Certamente un fenomeno di così grande portata non ha precedenti, ma ciò non basta a giustificare la totale incapacità e indifferenza di un’Europa che si vanta di essere democratica ma che poi volta le spalle a chi fugge dalla morte. Un’equa redistribuzione dei rifugiati e una collaborazione tra gli stati europei trasformerebbero quella che viene chiamata emergenza in una situazione perfettamente gestibile. Non esiste nessuna crisi. Esiste solo l’incompetenza di un’Europa che non riesce o non vuole trovare una soluzione efficace condivisa, perché invece che collaborare favorisce l’esasperato nazionalismo che porta alla costruzione di muri e di barriere, favorisce la chiusura di ogni stato, voluta e sostenuta da quell’elettorato al quale i media danno sempre di più l’impressione di essere invaso da un nemico. Rispetto a quanto accade in altre aree del pianeta, non si può certo dire che i profughi stiano “inondando” l’Europa, basti pensare che in Libano il 20% della popolazione é costituito da soli rifugiati siriani, contro lo 0,01% del continente europeo.

HMS Bulwark Rescues Over 400 Migrants

E anche l’Italia ha le sue colpe nella cattiva gestione delle migrazioni. Siamo in uno stato di emergenza ormai da anni, tanto che la crisi é divenuta un’abitudine, ancora una volta a causa della mancanza di una risposta efficace. Urliamo invasione, scendiamo in piazza e protestiamo contro l’arrivo di questi nemici che faranno crollare la nostra società, che corroderanno la nostra identità di popolo. Il tutto senza però sapere che gli stranieri residenti in Italia sono solo il 5% della popolazione (tasso non in crescita) e che il paese accoglie solo 120 mila rifugiati, 1.5 ogni 1000 abitanti. Se facciamo il confronto con il Libano, 245 profughi ogni 1000, o con la Svezia 19 ogni 1000, ci accorgiamo che siamo ben lontani dall’essere “annientati” dai migranti. Lo stato di emergenza e le rivolte nei centri di accoglienza sovraffollati non sono immagine di un’invasione, bensì della mancanza di distribuzione equa dei rifugiati. Su 8000 comuni infatti, solo 2600 ne accolgono. La carenza di fondi o la scorretta gestione di essi, come anche l’inesistenza di un programma di integrazione, contribuiscono a peggiorare un problema che si potrebbe risolvere in maniera quasi elementare, senza creare psicodrammi.

Elena Tribbia

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