Salve, sono Zahra, una ragazza marocchina, italiana, bergamasca e un po’ francese di 22 anni. Un po’ strana come presentazione, penserete,  ma dovete sapere che non per tutti il mondo ha frontiere . Per alcuni la vita è un flusso al quale non puoi opporre  resistenza perché ne dipende la tua stessa vita.

Sono nata a Oujda, una città di frontiera tra il Marocco e l’Algeria ma di questa città conservo solo affetto, dolci ricordi di infanzia con i nonni materni e un certificato di nascita che determina la mia cittadinanza marocchina. All’età di tre anni ho preso un aereo con mia madre, per raggiungere mio padre a Milano. Non mi son resa conto di aver cambiato stato o continente, d’altronde non sapevo neanche cosa fossero, sino a che non mi sono iscritta a scuola.

In classe ero l’unica extracomunitaria, i bambini  mi additavano come diversa perché avevo un colore della pelle più scuro e uscivo dalla classe durante l’ora di religione. Nella mia concezione mi ero, io per prima, convinta che non ero come gli altri e che questa diversità sarebbe stata un fardello da trascinare durante tutta la mia vita ma, anche grazie alle insegnanti,   una volta cresciuta e imparata la lingua,  mi sono integrata perfettamente. Immagino che se fossi immigrata all’età di dieci anni e non a due sarebbe stato tutto più complicato, il distacco sarebbe stato più rilevante e di conseguenza l’integrazione più difficile. Avendo parenti sparsi per l’Europa,sin da bimba, partivo a volte per Parigi o per Lione, altre volte per Dortmund o Dusseldorf. La permanenza in queste città mi ha aperto la mente.

Dai 18 ai 20 anni ho deciso di andare a vivere a Lione, cercavo indipendenza, fu il mio primo viaggio per scelta personale. Lione, o meglio Lyon, c’est une ville merveilleuse  situata nel Rhone-Alpe, “je suis tombée amoureuse de cette Ville de la première fois que je l’ai vue”. Ho studiato e  passato il Bac al Lycèe Colbert senza alcun ostacolo perché venivo dall’Italia e non avevo bisogno di nessun permesso di soggiorno. Due anni fa mio padre trovò lavoro in una ditta a Herne, città tedesca. Partì con mia madre e le mie due sorelle più piccole, ma io decisi di rimanere a Bergamo. Nel periodo in cui ho vissuto in Francia mi sono resa conto che l’Italia mi mancava, che Bergamo mi mancava. È una città piccola e graziosa, piena di una fierezza che ne fa una città dotata di un’eleganza unica.

Alla domanda “Cosa pensi riguardo all’Europa?” rispondo:”penso sia una ricchezza”. In un mondo dove le guerre sono sempre meno  distanti dovrebbe essere percepita come un bene ancora più prezioso. È importante rimanere uniti e collaborare. Secondo me non esiste lo straniero, il diverso, non esiste colore della pelle o religione, non esistono frontiere che possano creare blocchi, esiste solo la paura dentro di noi verso ciò che non conosciamo. Ma “Conoscere è come un tuffo nel mare, all’inizio hai paura ma poi scopri il piacere del nuotare, il mondo è come un mare”. Ora con il senno di poi, mi ritengo fortunata perché io quella “paura”  l’ho combattuta all’età di tre anni arrivando in un paese straniero, e con il passare del tempo ho capito che  la mia diversità è un dono. Noi ragazzi di oggi siamo fortunati perché grazie all’Unione Europea non ci sono frontiere,dovremmo usufruire di questa ricchezza e viaggiare.

testimonianza raccolta da Maria Basile

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