Con il termine ‘’Brexit’’ si intende la volontà della Gran Bretagna di uscire dall’Unione europea avvenuta lo scorso 23 giugno a seguito del referendum nel quale l’opzione ‘’leave’’ con il 51,9% dei voti ha avuto, contro qualsiasi previsione, la meglio.     La parola Brexit, infatti, deriva da ‘’Britain’’ e ‘’Exit’’ e allude  alla decisione presa dal popolo inglese di abbandonare definitivamente l’Europa.    Tale  decisione ha già avuto non poche conseguenze da diversi punti di vista: possiamo infatti citare una serie di effetti politici, finanziari, economici e commerciali.  Innanzitutto le dimissioni del primo ministro David Cameron, il quale, battutosi per una Gran Bretagna inserita in un contesto europeo, vedendo come la maggioranza del popolo avesse ambizioni differenti dalle proprie per il futuro dello Stato, ha deciso di dimettersi, lasciando il posto a Theresa May.  Analizzando  invece l’aspetto finanziario, possiamo notare come la Brexit abbia fatto  scendere il valore della sterlina ai minimi storici, evento che non si ripeteva ormai da 30 anni. Inoltre ci sono stati effetti anche sul piano economico: a seguito della Brexit, infatti, la gran Bretagna sarà costretta a redigere dei nuovi accordi commerciali non solo con l’Europa stessa ma con tutto il mondo. Ma a questo punto una domanda sorge spontanea: perché abbandonare l’Europa, dopo più di 40 anni di appartenenza all’Unione?   Le ragioni sono diverse ma possono essere racchiuse nel concetto che lo stesso Cameron ha sottolineato in un’intervista successiva al referendum: l’Europa è cambiata e gran parte dei britannici non si sente più parte di questa.     

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Due sono le ragioni principali: l’incremento del numero di immigrati, che negli ultimi anni è sicuramente stato  significativo, e la paura di perdere il controllo e la sovranità nazionale che si stava trasferendo sempre più nelle mani di Bruxelles limitando quindi il ruolo della gran Bretagna stessa.  Fare parte dell’UE, infatti, significa accettare la libera circolazione delle persone e, anche se il Regno Unito si trovava escluso  dal gruppo di Schengen, era comunque obbligato dall’appartenenza all’Europa ad accettare i movimenti migratori. Quest’ultimi hanno poi determinato l’arrivo e l’inserimento nella società inglese di migliaia di immigrati che rappresentavano, secondo il punto di vista di molti britannici, un peso eccessivo per la  sanità e per i servizi pubblici e che  minacciavano la coesione sociale del paese stesso; la Gran Bretagna si sentiva quindi non più padrona del proprio destino ma sottomessa a delle regole che non considerava come proprie.   Analizzando però questo paese, ancor prima della sua uscita dall’Unione, possiamo  facilmente notare  come  fosse sempre apparso un po’  distaccato dal  sentirsi davvero europeo:  basti pensare alla guida a sinistra, ma soprattutto al mantenimento della sterlina al posto dell’euro,  e, ancora, alla mancata adesione al trattato di Schengen. Ora, a fronte della Brexit, ci è molto chiara la volontà della gran parte degli inglesi di abbandonare l’Europa,  ma la vera domanda è: il Regno Unito si è mai sentito realmente appartenente a questa grande comunità?

Francesca Sala

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