Il mio viaggio verso l’Europa è iniziato il 17 marzo 1984 e posso dire di essere giunto a destinazione, solamente circa due anni dopo, il 20 gennaio 1986. Si può dire che io abbia fatto numerosi scali prima di arrivare. La mia famiglia era più che benestante. Mio padre era un agente della polizia penitenziaria della provincia di Swedru, mia città nativa in Ghana, Africa. Mia madre aveva dato alla luce me ed altri cinque bellissimi figli, per questo motivo si dedicava soprattutto alla cura della famiglia rimanendo in casa o vendendo dolci tipici da pasticcera amatoriale eccellente quale era.  La mia vita e quella della mia famiglia non era dunque messa in pericolo da nessun genere di forma di terrorismo o di persecuzione religiosa. Le giornate trascorrevano tranquille. Andavo a scuola e aiutavo in casa come, del resto, già facevano i miei fratelli più grandi. Tuttavia, ciò che mi spinse ad intraprendere questo mio lungo viaggio verso l’Europa fu il desiderio di riuscire a trovare un luogo dove io potessi stanziare e guadagnare qualcosa in più per aiutare la mia numerosa famiglia e garantire un futuro migliore anche a quella che avrei creato io.  I miei genitori convinsero me a partire, in quanto figlio più piccolo e con maggior possibilità di trovare fortuna altrove. Sono partito dal mio villaggio con una semplice valigia rossa che possiedo ancor oggi, soldi, e qualche fotografia. Vivendo nella parte più o meno a sud del Ghana e dovendomi spostare verso nord, dunque l’Europa, ho dovuto inizialmente fare un lungo viaggio, con un pullman apposito che mi portasse nella capitale, Accra. Da qui, ho preso l’aereo verso Libia. Questo perché un mio lontano prozio aveva un’enorme piantagione di verdure in un oasi nel sud della Libia, dunque il mio obiettivo era quello di recarmi lì, assieme ad un mio cugino, per lavorare un po’ e guadagnare qualcosa in più rispetto a ciò che avevo già: di certo non mi sarebbe bastato per iniziare una nuova vita in un nuovo Paese di cui conoscevo l’essenziale.La mia partenza è avvenuta intorno a maggio, presso l’aeroporto principale del Ghana, il Kotoka International Airport in Accra.

La Libia era una terra desolata e si incontrava un centro abitato circa ogni 30 chilometri, non di meno, tuttavia, all’epoca, nelle zone più remote, si riusciva a vivere in modo quasi invidiabile perché le guerre e gli scontri vari che affliggono tutt’oggi gran parte delle terre del nord Africa al tempo non si erano ancora manifestate, di conseguenza chi riusciva ad investire per esempio in agricoltura estensiva, laddove sorgevano delle oasi abbastanza grandi, poteva considerarsi più che fortunato. Sono rimasto in Libia circa un anno con mio cugino. Mi occupavo del bestiame, qualche gallina e un paio di cammelli e, assieme a mio cugino, mandavamo avanti anche la piantagione (di mais e altri alimenti). Circa un anno e mezzo dopo ho deciso che era il momento di partire soprattutto perché, come già detto in precedenza, la Libia ovviamente non era il mio obiettivo ultimo. Dalla Libia mi spostai verso l’Egitto. Anche qui si può dire che la situazione non era critica, dunque prendere l’aereo non è stato questo gran problema.

Atterrammo in Bulgaria. Prima vera forma di Europa. qui abbiamo soggiornato in un per qualche mese finché intorno al gennaio del 1986, con un volo low cost, io e mio cugino siamo atterrati all’aeroporto di Napoli. La cordialità e la serenità con cui siamo stati accolti è stata talmente grande da farmi sentire quasi a casa. Iniziare una nuova vita dall’inizio non è stato per niente facile, tuttavia chi ci circondava, e la mia grande forza di volontà mi hanno permesso di avere oggi una vita migliore. Agli inizi degli anni Novanta, su consiglio di amici, mi sono trasferito al Nord dove, mi dicevano, c’erano più opportunità.  In Ghana avevo frequentato una scuola di agraria; questo mi ha permesso di trovare occupazione in un’azienda agricola della pianura lombarda. Il proprietario, vedendo la mia capacità sul lavoro, ha deciso darmi un appartamento vicino alla stessa azienda. In questo modo ho potuto far venire mia moglie (in Ghana c’eravamo già sposati) e cominciare così la nostra nuova vita.  Sono passati più di vent’anni da quando sono partito dalla mia terra e, a parte un po’ di nostalgia di casa, sono riuscito a trovare un mio spazio anche qui. I tempi erano tuttavia diversi e forse ho incontrato meno difficoltà di altri. Non sono indifferente alle vicende degli immigrati che arrivano: anche se la situazione oggi è più complicata e drammatica, mi auguro che queste persone abbiano almeno una parte della fortuna che ho avuto io.

Advertisements