Da bambini vi siete mai chiesti a quale continente appartenesse la Turchia? Ve lo state chiedendo anche ora? Perfetto, è più che lecito.

Dal punto di vista formale la Turchia risulta un paese transcontinentale, ovvero una nazione che appartiene a più di un continente, Europa e Asia.Tre province della Turchia, Edirne, Kırklareli e Tekirdağ, sono interamente in Europa, mentre altre due, Çanakkale e İstanbul, sono transcontinentali. Le province si suddividono in distretti. Per quanto riguarda Çanakkale, tre distretti appartengono all’Europa e gli altri nove sono in Asia; Istanbul ha diciannove distretti interamente in Europa e gli altri dodici interamente in Asia. Bel casino.

L’attuale zona turca si può quindi definire ponte naturale tra oriente e occidente, la sua posizione strategica gli ha permesso di essere culla di una ricca varietà di popolazioni e civiltà. Il suolo turco ha conosciuto (tra i più famosi) Persiani, Macedoni, i regni ellenistici, Romani, Parti, Sasanidi,Bizantini, i crociati, le repubbliche marinare di Venezia e Genova e gli Ottomani.

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Un territorio così conteso, da quale parte vorrebbe stare?

Dopo la conclusione della Prima guerra mondiale, la Turchia ha messo in atto una politica orientata ad un avvicinamento politico e culturale con l’Occidente. Ad assumere il controllo del paese fu Mustafa Kemal Atatürk che avviò un processo di trasformazione e modernizzazione della società, delle istituzioni e dei costumi di stampo occidentale per avvicinare il paese ai centri propulsori della cultura di allora. Da quel momento si introdussero riforme nella gerarchia dei sessi, arrivando a concedere il diritto di voto alle donne anche prima di Francia e Italia, si proclamò la domenica giornata di riposo, si abolì la poligamia, si sostituì il calendario musulmano con quello gregoriano e si stabilì la capitale ad Ankara. Fin dagli anni Sessanta la Turchia che ha manifestato il desiderio di far parte della Comunità Economica Europea (CEE) e con l’Accordo di Ankara del 1963 si sono fissati gli obiettivi fondamentali dell’associazione tra la comunità e la Turchia, il rinforzo delle relazioni commerciali ed economiche e l’instaurazione dell’Unione Doganale in tre fasi. Uno degli obiettivi principali dell’accordo è stato la liberalizzazione della circolazione dei lavoratori, che non si è potuto ancora realizzare in pieno per ragioni prettamente socio-economiche.

A partire dal 2003 il primo ministro turco Recep Tayyip Erdoğan ha messo in atto diverse misure riformiste per portare lo stato dentro i parametri imposti dall’Unione Europea e far entrare la Turchia come membro a pieno titolo dell’Unione. Tra le riforme spiccano l’abolizione della pena di morte e il progresso nel riconoscimento dei diritti della minoranza curda. Queste riforme, insieme ad altre, hanno spinto la Commissione Unione Europea a suggerire al Consiglio Unione Europea l’avvio dei negoziati. Gli scettici rilevano invece come la salvaguardia dei diritti umani e civili in Turchia sia ancora insufficiente e distante dai requisiti necessari all’Europa. Si tratterebbe dunque di una nazione troppo differente da quelle europee.

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Il 10 giugno 2015 il Parlamento europeo ha ammesso lo stallo di buona parte dei negoziati per l’Allargamento, la questione si interseca anche con il progetto di revisione costituzionale avanzato da Erdogan: a fronte della posizione di alcune frange dell’opposizione, si ritiene che il peso delle priorità europee – in tema di Stato di diritto e tutela dei diritti umani – potrebbe utilmente controbilanciare possibili sviluppi autoritari.

Le trattative per l’ingresso nell’Unione europea si sono arenate, anche se non in modo formale. “La Turchia è fuori dall’Unione Europea prima ancora di esserci entrata.”

Iris Locatelli

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