Uno degli argomenti maggiormente trattati nello scorso anno e che nel corso del 2016 è stato al centro di numerose campagne elettorali e discussioni politiche è senza dubbio l’immigrazione. Ogni anno, migliaia di persone provenienti principalmente dal Nordafrica e da Paesi teatro di guerre, come la Siria, o politicamente instabili, come l’Iraq e l’Afghanistan, tentano di attraversare il Mediterraneo per raggiungere l’Europa. Molte purtroppo non riescono a portare a termine questo disperato tentativo di fuga: circa cinquemila migranti sono morti solo nel 2016. Di fronte a questa situazione caotica, l’Europa continua a dimostrare la sua pochezza politica soprattutto nell’ambito della relocation, ovvero la ripartizione dei migranti nei Paesi dell’Unione, che procede a ritmi a dir poco ridicoli: secondo la politica distributiva intrapresa dall’UE sono 160 mila le persone che dovrebbero essere spostate dalla Grecia e dall’Italia in altri Paesi. Purtroppo fino ad ora ne sono state redistribuite solamente cinquemila, ovvero il 3% delle totali. La strategia della relocation si preannuncia essere un fallimento epocale, in quanto il termine massimo per la delocalizzazione dei flussi migratori è fissato al settembre 2017.

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Soffermandosi su Grecia e Italia si nota quanto il tema sia delicato e complesso. In Grecia la situazione dei migranti è a dir poco problematica: dopo che l’accordo con la Turchia ha quasi azzerato il flusso migratorio dalle coste turche verso le isole Greche, il governo greco ha imposto la creazione di un campo profughi ad Idomeni, dove vengono stipate le migliaia di migranti provenienti dalla Turchia. Le condizioni di vita nel campo sono disumane: i profughi non hanno accesso né all’acqua per i fabbisogni igienici né all’elettricità. Anche in Turchia l’accoglienza dei tre milioni di profughi siriani appare una sfida molto ardua, se non addirittura impossibile da fronteggiare. In Italia la situazione è molto frammentata e ciò è dovuto in primis al sistema di accoglienza che fa acqua da tutte le parti, ma nonostante questo ci sono stati piccoli ma significativi segnali di sviluppo: parliamo dei corridoi umanitari. Questo miglioramento ha portato in Italia circa 500 profughi siriani che non hanno avuto bisogno di rischiare la loro vita intraprendendo un viaggio disperato nel Mediterraneo. Speriamo quindi che durante il 2017 le politiche europee mettano al centro le persone e provino a gestire in maniera efficace il fenomeno dell’immigrazione.

Gabriele Cucchi

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