Il  2016 è stato un anno record per il numero di migranti arrivati in Europa attraverso la rotta centro mediterranea. L’agenzia europea Frontex ha stimato un totale di 181 mila, con un incremento di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Un altro dato viene dall’Alto commissariato Onu per i rifugiati,  aggiornato il 2 dicembre scorso, per cui le vittime in mare sono state 3.470.

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Negli ultimi anni la maggior parte dei Paesi ha adottato politiche restrittive rispetto all’ingresso degli stranieri, aumentando la richiesta dei requisiti necessari e intensificando i controlli alle frontiere. Tra questi stranieri  vi sono “clandestini” che sono entrati in Italia senza regolare visto di ingresso e, secondo la legge italiana, dovrebbero essere respinti alla frontiera o espulsi.  Per coloro che sono privi  di documenti di riconoscimento o che si sono sottratti al controllo di frontiera è possibile essere ospitati in centri di accoglienza per un periodo variabile di 20 o 35 giorni.

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I centri di accoglienza sono strutture in cui lo straniero richiedente asilo può essere ospitato e sono gestiti dalle Prefetture tramite convenzioni con enti, associazioni e cooperative che si sono aggiudicate il servizio tramite gare di appalto. Questi centri di accoglienza non offrono sempre il servizio adeguato: molti  sono sovraffollati e  in condizioni igieniche precarie, in molti casi le norme di sicurezza vengono ignorate e la presenza del personale della cooperativa e delle autorità non è sempre garantita. Oltre ai clandestini vi sono anche gli immigrati irregolari, ovvero coloro che hanno che hanno perduto i requisiti necessari per la permanenza sul territorio nazionale (es: permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato), di cui erano però in possesso all’ingresso in Italia. Circa l’80%  di chi arriva in Italia è irregolare, ma  anche lo straniero che soggiorna irregolarmente ha diritto  all’assistenza sanitaria, alle cure ambulatoriali ed ospedaliere.

È previsto il divieto di espulsione per lo straniero che rischia di essere vittima di persecuzioni per motivi di razza, di sesso, di lingua, di cittadinanza, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali o sociali, oppure possa rischiare di essere rinviato verso un altro Stato nel quale non sia protetto dalla persecuzione; anche gli stranieri minorenni, coloro che hanno il permesso di soggiorno CE o che convivono con parenti italiani entro il secondo grado o con il coniuge italiano, le donne straniere in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio non possono essere espulsi.

L’Europa e’ nata per abbattere muri non per costruirli: l’accoglienza è un aiuto nei confronti di persone bisognose.

Sara Nembrini

 

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