Al giorno d’oggi trovare un posto di lavoro fisso è sempre più difficile. Questo é testimoniato da vari dati e ricerche: al giorno d’oggi circa 5,5 milioni di giovani europei sono disoccupati. Il tasso di disoccupazione è inoltre in aumento: solo il 46,1% dei ragazzi europei al di sotto dei 25 anni ha un lavoro. In Italia la percentuale di occupati é solo del 17,1%.

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La difficoltà di trovare un impiego può essere dovuta a vari motivi, come i tagli al personale o al fallimento di alcune aziende. Per i giovani italiani può risultare problematico trovare un lavoro, anche perché si devono mettere in competizione con ragazzi provenienti da altri Paesi, senza conoscere quali possano essere le abilità o esperienze dei loro “avversari” (e che a volte si accontentano di lavori più umili o accettano di essere pagati di meno, pur di ottenere un impiego). Per facilitare la ricerca di un’occupazione vi sono però vari modi, quali ad esempio offerte lavorative nelle università o annunci pubblicati tramite i social network. Una delle cose più utili da fare è sicuramente quella di seguire un percorso di apprendistato o di tirocinio, al seguito del quale è più probabile essere assunti, dato che si viene formati per divenire una specifica figura professionale che può risultare utile ad un’azienda. Ovviamente non è detto che si venga assunti, dato che il periodo di tirocinio può essere sfruttato dalle aziende come metodo per avere sempre dei lavoratori con meno diritti ed un salario più basso. Un espediente che molti giovani usano è poi quello di trovarsi un lavoro occasionale. Alcuni ragazzi cercano impieghi quali quello di commesso, cameriere, corriere od insegnante pomeridiano, e nella maggior parte dei casi vengono fatti lavorare “a nero”, in modo da poter ottenere facilmente dei soldi senza dover pensare alle tasse ed alle regolamentazioni. Questa pratica però, oltre che essere illegale, non fornisce nessun punto di partenza stabile per trovare un vero lavoro al giovane lavoratore. Il vero problema è che, dopo aver passato anni e anni a studiare in modo da ottenere i titoli necessari per avere un buon lavoro, molti ragazzi vengono catapultati in un mondo lavorativo che non offre tutte le possibilità sperate: i datori di lavoro sono spesso costretti a ridurre le assunzioni, in modo da contrastare le difficoltà economiche che li colpiscono. Questo li porta a preferire persone che possiedono già molta esperienza, in modo da riuscire ad ottenere da subito risultati il più alti possibile. Ne risulta un conseguente aumento della disoccupazione giovanile, data la difficoltà, sempre maggiore, nel trovare posti di lavoro adeguati alla quantità di studio effettuata. Una delle conseguenze della disoccupazione è il fenomeno della cosiddetta “fuga di cervelli”: non trovando lavoro in Italia, molti giovani cominciano a viaggiare per avere maggiori possibilità di trovare un lavoro. Ovviamente questa è una soluzione che richiede una notevole preparazione, in quanto bisogna essere in grado di parlare in maniera scorrevole almeno una lingua straniera, ma ci sono anche maggiori possibilità di ottenere un lavoro.

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Fuggendo dal Bel Paese, i giovani che hanno ottenuto una formazione in Italia non “ripagano” lo stato con il proprio lavoro, creando  un dissesto economico. La risoluzione del problema della disoccupazione è quindi molto importante, e viene affidata alle istituzioni elette dal popolo: negli ultimi anni sono stati effettuati vari cambiamenti, come l’approvazione del Jobs Act o del Progetto Garanzia Giovani. Queste riforme sono state d’aiuto, ma il problema persiste quasi come se nulla fosse stato fatto.

Francesco Scandale e Gianluca Sangaletti

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