In Italia oltre alle lezioni obbligatorie viene assegnato del lavoro a casa: esercizi, temi, pagine di libri da studiare. Alcuni studenti, insieme a molti insegnanti, vedono di buon occhio la pratica di assegnare i compiti a casa, mentre altri la rifuggono, sostenendo che non sia per nulla formativa. Secondo un’indagine dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) effettuata su 15enni di 65 paesi si è evidenziato che l’Italia si trova in fondo alla classifica di valutazione dei test PISA(programma per la valutazione internazionale dell’allievo). Possiamo quindi dire che il lavoro assegnato a casa porta i suoi frutti? In Italia la media delle ore di studio è 8,7 a settimana: l’unica nazione che ci sopravanza è la Russia con 9,7 ore, anch’essa con scarsi risultati nei test. Ai primi posti della classifica ci sono Paesi come Finlandia, Francia e Regno Unito, nei quali il lavoro a casa non supera le 5 ore di media a settimana. In questi Paesi si era proposta la completa abolizione dei compiti, ma anche in questo caso ci fu uno scontro tra i tradizionalisti, che volevano mantenere il lavoro a casa, e gli innovatori, che intendevano abolirlo.

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Nei paesi con una media di ore di studio a casa bassa si concentra il carico di lavoro in classe in modo tale che nel pomeriggio i ragazzi possano avere del tempo libero per dedicarsi ad altre attività come lo sport. Il problema, quindi, non è fare o meno i compiti, ma gestire il lavoro a scuola. Nelle scuole Finlandesi, per esempio, durante le ore curricolari a scuola, oltre alle spiegazioni i ragazzi si esercitano facendo quello che in Italia viene assegnato da fare durante il pomeriggio. La filosofia educativa di queste scuole è che nei primi sette anni si apprenda sfruttando un metodo di apprendimento più ludico. Nei primi 9 anni di scuola non c’è nessuna valutazione, solo un test obbligatorio alla fine della scuola dell’obbligo (fino ai 16). Altri riprendono il detto secondo cui “l’esperienza è il miglior insegnante” e sostengono che la pratica sia indispensabile, soprattutto in alcune materie scolastiche come la matematica, in cui non basta conoscere la teoria ma bisogna anche svolgere fare molti esercizi.

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In ambito linguistico senza esercizio si dimentica molto in fretta anche la lingua madre: provate ad andare all’estero per molto tempo parlando sempre un’altra lingua. Quando tornerete nel vostro Paese d’origine avrete difficoltà anche solo a parlare con i vostri amici. Per questo motivo in molte scuole europee vengono somministrati agli studenti molti esercizi di lettura e scrittura in diverse lingue. Possiammo quindi dire che l’andamento complessivo di un sistema scolastico non dipende dalle ore passate a esercitarsi a casa ma da altri fattori che hanno maggiore importanza come l’organizzazione delle scuole e la qualità dell’istruzione.

Lisa Migliore

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